Raku

Raku significa “gioire il giorno”, vivere in armonia con le cose e con le persone.

Raku è una tecnica di origine giapponese, nata nel XVI secolo dalla famiglia Raku che creava raffinatissime tazze da tè, solo dopo il 1900 ha cominciato a diffondersi in Gran Bretagna e Stati Uniti subendo numerose trasformazioni e sperimentazioni.

Il Raku è diventato anche in Occidente una maniera nuova di fare ceramica, un modo di esprimersi, di avere relazioni, di tenere un contatto con la natura che sviluppa ricchezza interiore.

L’oggetto Raku ricco di crepe, puntinature, macchie, affumicature e irregolarità rendono il pezzo unico e di alto valore artistico.

L’oggetto fatto con argille refrattarie/semirefrattarie (per resistere a forti shock termici) una volta modellato ed essiccato, viene cotto una prima volta intorno ai 1000° ottenendo il cosiddetto “biscotto”.

L’oggetto viene poi colorato attraverso l’uso di smalti e vetrine e cotto una seconda volta dai 750° a 960°. Quando si è raggiunta la temperatura voluta, l’oggetto verrà estratto incandescente con delle lunghe pinze, e verrà riposto e coperto con del materiale infiammabile come segatura, carta, foglie, che si incendierà immediatamente.

Questa operazione farà fuoriuscire (nei colori che contengono ossidi di rame e nitrato d’argento) degli elegantissimi riflessi metallici, ramati dorati, mentre nelle zone prive di colore da bianche/paglierino diventeranno nere.

Questi forti shock termici, enfatizzati dal movimento degli oggetti per far passare un po’ di ossigeno sotto la segatura, provocano inoltre nello smalto e nel biscotto, numerosi crackelet e crepe che creano un ricamo raffinatissimo.

Questa vulcanica esibizione verrà arrestata con l’immersione del pezzo in acqua, e solo dopo il suo raffreddamento si procederà alla ripulitura per svelare le sue meraviglie nascoste.

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